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26
Apr

Diabolik – Ginko all’Attacco, dal mio personalissimo cartellino

Come da tradizione ormai consolidata nel panorama cinematografico eccoci al secondo film della trilogia di Diabolik dei Manetti Bros.

Anche in questo caso, come nella precedente pellicola, si è scelto di portare sullo schermo un particolare albo della sconfinata storia del re del terrore, nello specifico il numero 16.

Conoscerete sicuramente il detto “non giudicare un libro dalla copertina”, vero? Bene, il concetto è applicabile anche a questo film.

La scena iniziale, con un audace colpo di Diabolik, è scenografica ma la fuga del nostro col classico deltaplano che si libra in volo non è esaltante dal punto di vista del comparto grafico e non aiuta la successiva sequenza in auto di Eva pronta a issarlo a bordo, dove si nota l’effetto sfondo che scorre con la macchina ferma degno di un vecchio telefilm anni ’70 (magari voluto, chissà).

Ma la svolta arriva con i bellissimi titoli di testa che, più che un omaggio a Bond, mi hanno ricordato le rigogliose coreografie dei gloriosi varietà televisivi del sabato sera.

Questa nuova fatica dei Manetti ha un bel ritmo, sicuramente superiore a quello del primo film che comunque aveva una storia che aiutava meno, sotto questo aspetto, rispetto a quella narrata in questa occasione.

Ci sono alcune sequenze veramente degne di nota, prima tra tutte quella dell’inseguimento nei boschi girata davvero con bravura e perizia, grazie anche all’aiuto di tecniche moderne come l’uso di droni che comunque danno una bella mano ad aumentare la spettacolarità di una ripresa.

Mi sono sembrate ben riuscite anche le rappresentazioni dei vari covi di Diabolik e, come nella prima pellicola, l’ambientazione temporale.


Se vogliamo fare un piccolo gioco per cercare di posizionare la storia nel tempo possiamo provare a divertirci con le bellissime auto presenti sulla set.


A parte l’iconica Jaguar E e la splendida DS di Ginko, ci sono le Fulvia della Polizia di Clerville, una sorprendente Alfa Romeo Montreal e, parcheggiata in una scena, quasi in disparte, una Fiat 131. Considerando che le Fulvia sono state prodotte fino al 1976 , la Montreal fino al 1977 e la 131 ha iniziato la sua vita commerciale nel 1974 potremmo posizionare la storia nel 1975, mese più, mese meno.

E a conferma che, oltre all’ambientazione temporale, anche il film potrebbe essere stato tranquillamente girato negli anni ’70, patina digitale a parte, sono due particolari quasi impensabili al giorno d’oggi.

Nel film si fuma, e non sono solo i cattivi che fumano ma anche i buoni. In più si beve, sia pure un innocente Campari e non i J&B che campeggiavano in molte inquadrature tanto nei poliziotteschi che nelle commedie. E, nell’ultima parte, una bottiglia di Campari appare, sia pure quasi con pudore, nell’inquadratura. Oggi si chiama “product placement” che fa molto chic, ma sempre della stessa tecnica degli anni ’70 di far pubblicità ad un prodotto dentro una pellicola si tratta.

Nel comparto puramente tecnico mi sono sembrati in netto miglioramento, inizio a parte, sia gli effetti come l’apertura del fianco della montagna che conduce al rifugio di Diabolik che le fasi di transizione dalla maschera al viso degli attori che mi sono apparse più naturali e fluide. Plauso particolare, come sempre, al lavoro di Sergio Stivaletti.

Nota di merito alle musiche che spaziano dal funky a una sorprendente vena progressive, in linea, anche loro, con l’atmosfera retrò dell’ambiente.

Per contro, non vi aspettate una storia particolarmente sorprendente o priva di parti decisamente telefonate. Purtroppo non è colpa né dei Manetti né di Mario Gomboli né di Michelangelo La Neve che hanno curato soggetto e sceneggiatura (credo senza Gomboli).

Basandosi la storia su un fumetto di Diabolik la struttura, bene o male, è spesso sempre quella, compresa la spiegazione finale di tutti i passaggi di sostituzione dei nostri rispetto a altre persone, che frequentemente sono già ben chiari sin dall’inizio. Spiegazione che se risulta pesante e ridondante in fase di lettura lo è ancora di più alla fine di un film.

Non è una critica verso il fumetto o il film. Il lettore di Diabolik sa quello che legge e quello che si aspetta da un serial comunque piacevole e, se volete, rassicurante, anche se il termine può sembrarvi improprio e ritroverà senza dubbio queste caratteristiche anche sullo schermo.

A questo punto dovrei calarmi nei panni del regista Pedro Alvarez Montecucco che non avrebbe voluto parlare degli attori ma dei premi. Io, invece, farò un’eccezione, come sempre nei mie articoli, premettendo, se mai ce ne fosse bisogno, che trattasi di giudizi puramente di istinto personale fatti da semplicissimo spettatore.

Su Diabolik, interpretato da Giacomo Gianniotti che sostituisce Luca Marinelli, e Miriam Leone, confermata come Lady Eva Kant non mi sbilancio. Diciamo che Gianniotti si vede poco e per la Leone non mi sento di aggiungere altro.

Un bravo veramente enorme a Valerio Mastandrea. L’ho scritto anche nel precedente articolo, non l’avrei mai visto in un ruolo del genere (e scherzosamente avevo proposto la boutade Teocoli), eppure, continuando a lavorare di sottrazione, malgrado sia sostanzialmente il protagonista di questa pellicola e avrebbe potuto avere il vezzo di alzare un po’ il tono, rende perfettamente la personalità dell’eterno perdente.

Ottimo Pier Giorgio Bellocchio come “spalla” di Ginko, in parte Alessio Lapice, sorta di coprotagonista della vicenda e Linda Caridi, tutti nei panni di agenti della polizia di Clerville.

C’è anche Monica Bellucci che si diverte a dare un tono da diva alla Duchessa Altea di Vallenberg. Discutibile la scelta di darle uno strano accento artefatto che suona decisamente straniante. Va bene che viene da un altro Paese ma così si rischia l’effetto macchietta. Per non parlare del suo fedele servitore che mi ha ricordato Gregorio, il maggiordomo del Conte De Simone.

E come non lodare il reparto della polizia femminile, prontamente trasformato in corpo di ballo per tendere la trappola al re del terrore?

Infine, non posso non citare il cameo di Andrea Roncato, naturalmente in una scena che coinvolge anche le belle poliziotte appena citate.

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Ultimo aggiornamento Lunedì 30 Ottobre 2023 16:35