La lettura di un buon libro è, da sempre, un piacere che, a mio modestissimo modo di vedere, non ha pari. Ancora più piacevole è la lettura di un’opera prima, nel caso specifico di questa opera fantasy di grande respiro scritta da Renato Turini.“Questo libro è un omaggio al videogioco Final Fantasy…” ecco le prime parole che leggiamo. Ammettendo la mia ignoranza specifica sull’argomento, non avendo mai giocato a questa famosissima saga, non posso cogliere fino a che punto l’omaggio si spinga attraverso le pagine di questo primo capitolo, il miracolo appunto, di una trilogia a venire che non potrà fare a meno di appassionarvi.
Attraverso uno stile di scrittura asciutto, scorrevole ed evocativo, l’autore riesce ad immergerci nel mondo di Ongos con sagacia e passione.
La storia, che ruota intorno ad una sorgente che dona poteri magici e alla volontà di un piccolo fanciullo di non volersi assuefare al suo uso, al quale sono ormai dipendenti tutti gli abitanti del villaggio di Im, si snoda in maniera sottile attraverso i vari capitoli di questo libro.
C’è spazio per la descrizione attenta e puntuale di luoghi e personaggi, arricchita da una terminologia creata appositamente e ampiamente descritta in appendice e con note esplicative, per il dipanarsi di un processo di consapevolezza del proprio essere e del proprio ruolo, fino al fatidico viaggio che conclude questa prima parte e introduce al prossimo volume.
Alcune trovate lessicali ci hanno particolarmente stupito, come il saluto tipico degli abitanti delle terre, un doh che ci ha ricordato un noto personaggio tutto giallo (e non sto parlando di Yellow Kid
) o l’uso di alcuni termini colloquiali di sicuro impatto.E come non notare la scelta dei nomi di tre dei principali personaggi del libro, nello specifico Otaner, Tareno e Ortena che anagrammati rivelano una chiara citazione autobiografica. Proprio in questo senso si intuisce che c’è molto delle esperienze dell’autore che ritorna tra le pagine tanto che l’opera può essere letta su diversi piani e vi si possono attribuire sfumature assai complesse e interessanti.
Se una piccola critica posso muoverla è su due capitoli della parte centrale, il viaggio “psichedelico” di Otaner ne “il caleidoscopio del nulla” e la descrizione de “la cerimonia del fielom” che mi sono parsi un po’ slegati dal contesto anche se è vero che segnano dei passaggi nell’evoluzione del personaggio stesso.
In conclusione non posso che consigliarvi la lettura di questo libro e dei successivi capitoli, sia che siate appassionati di fantasy sia che, come me, non seguiate questo genere, perché vi assicurerete qualche buona ora di lettura e di appassionanti avventure, intese nel senso più ampio possibile del termine.



