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25
Jul

Masters of the Universe 2026 - qualche riflessione

Ci voleva una bella dose di coraggio e un bel pizzico di incoscienza a provare a riportare sullo schermo i personaggi di Masters of the Universe dopo la pellicola cinematografica dell’ormai lontano 1987.

Ci hanno provato il regista Trevor Knight e le ingenti risorse economiche del colosso Amazon e, secondo il mio modestissimo parere, ci sono riusciti alla grande.

Ma come? Sento già le voci di protesta alzarsi da ogni angolo. E i mini-comics? E le ispirazioni barbariche? E i disegni di Mark Taylor?

Mi permetto due righe di premessa. Il me bambino dei primi anni ’80 del secolo scorso non solo non aveva idea di cosa fossero i Masters ma, quando trascorreva il tempo nei negozi di giocattoli, non li guardava neanche con la coda dell’occhio.

I suoi ideali erano i robot giapponesi, neanche quelli popolari come Jeeg, Mazinga e Goldrake ma Gundam, le immancabili macchinine, specie quelle sportive e le F1 e la fantascienza, più Star Trek che Star Wars, ma soprattutto, le serie dei coniugi Anderson.

Il mio primo, vero impatto, con He-Man è stato con i cartoni Filmation.

Eresia!!! Quelli non sono i Masters! I Master sono quelli dei mini-comics, dei giocattoli e quanto già scritto sopra.

Ad ognuno il suo, ci mancherebbe, e, cronologicamente, è vero che sono nati prima loro del cartone animato che, per onestà intellettuale, era davvero un prodotto per bambini e virato più alla commedia che all’avventura epica. Infatti, proprio per questo non mi ha mai appassionato ma, al tempo stesso, i personaggi erano così variopinti e sopra le righe da risultare in qualche modo attraenti. Non al punto di farmi interessare alla linea di giocattoli alla quale approdai solo quando Mattel creò la loro versione collezionistica con la Matty Collection, ma questa è un’altra storia.


Tornando al film, quello che ho trovato nelle oltre due ore di visione è stato molto di quell’atmosfera Filmation ma ben amalgamata con i tanti rimandi alle origini dei giocattoli e alla storia più epica, sia pure con le attualizzazioni del caso, peraltro non troppo asfissianti come in altre pellicole.

Il film rende poi, forse inevitabilmente, omaggio ad altre pellicole come, ad esempio Star Wars nelle scene con lo Sky Slad nei boschi e l’arrivo di Skeletor al Castello di Grayskull oppure alcune scene con Man-At-Arms che non possono non ricordarvi un altro eroe cinematografico in armatura della seconda metà degli anni '80.

Non mancano i rimandi ben sfruttati, tipo il ricordarsi delle origini terrestri della Regina Marlena per rendere coerente l’arrivo di Adam sulla Terra o i nomi creati da Adam stesso per i guerrieri di Eternia con alcuni giochi di parole che si tramandano dai tempi dei toys.

Il ritmo è sostenuto, i dialoghi sono brillanti e le scenette, sempre se le inserite nell’ottica Filmation, ci stanno tutte.

Si sarebbe potuto scegliere qualche attore differente per i ruoli chiave? Probabile, eppure l’insieme funziona.

He-Man è molto lontano, fisicamente parlando, da modello “mister muscolo” anni ’80? Verissimo, in prima battuta lascia un po’ perplessi ma, appunto, non siamo più negli anni ’80 e certi stereotipi che rimandano più agli anabolizzanti che alla salute fisica non sono più attuali né graditi.

Jared Leto gigioneggia da par suo nel ruolo di Skeletor? Certo, anche troppo, ma il personaggio è così, renderlo troppo serio rasenterebbe il ridicolo ben più di qualche innocua battutina.

La caratterizzazione di Roboto lascia perplessi? Sì, ma il suo ruolo da spalla lo fa.

Certo, ci sono anche cose che proprio non mi sono piaciute, tipo lo scontro finale tra He-Man e Skeletor stile Mortal Kombat, per me fuori contesto, il già citato Roboto, alcuni passaggi di integrazione tra CGI e attori non proprio impeccabile.

Nel complesso però il film è, lo ripeto, sempre a mio avviso, decisamente riuscito considerando anche le numerose scene post-crediti, dall’apparizione di Orko, personaggio nato nei cartoni Filmation e per questo da molti visceralmente odiato, che traccia la morale finale dell’episodio, proprio come nei cartoon o la citazione, con tanto di apparizione, di un altro personaggio chiave dell’universo “esteso” dei Masters che spero di vedere presto in una sua personale pellicola.

È chiaro che tutti i motivi di apprezzamento che ho espresso per il film possano essere usati da chi non ha gradito questo lavoro e ha una visione diametralmente opposta rispetto alla mia dei Masters per dire che il film non funziona o è orrendo. Mi ripeto, i gusti sono gusti, massimo rispetto e, giustamente, a ognuno il suo.

Non posso comunque terminare questa chiacchierata su “Masters of the Universe” senza segnalare un fenomenale cameo di Dolph Lundgren che reclama il suo posto nel film.

Ottima anche la scelta del costume di Teela e il fatto di averle lasciato i capelli sciolti senza quell’acconciatura retrò e la tiara. Non nascondo che, nel finale, quando tutti i personaggi appaiono in costumi più aderenti ai disegni/giocattoli, compresa Teela stessa con gonnellino, stivali, acconciatura e tiara, l’effetto non mi è sembrato dei migliori, facendomi riflettere tra il desiderio, da fan, di vedere i propri personaggi i più aderenti possibili ai media di origine (e mi è capitato spesso di arrabbiarmi per gli stravolgimenti dei cine-comics, specie quelli dell’MCU) e l’effettiva riuscita grafica sullo schermo.

Bene anche tutto il comparto delle musiche, ma essendoci la mano di Brian May era difficile sbagliare. Devo dire però che alcuni temi mi hanno riportato alla mente più Ladyhawke che Flash Gordon.

Inoltre non ho potuto non notare, nella scena che si svolge in una sorta di negozio nerd di giocattoli, una gigantesca esposizione di prodotti del brand Big Jim esposti in bella vista. Che Mattel voglia riportare in vita una linea così importante nella cultura pop italiana, che ci riporta anche ai tempi in cui si producevano splendidi giocattoli qui a casa nostra? Speriamo, sognare non costa nulla.

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Ultimo aggiornamento Sabato 25 Luglio 2026 18:50